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Misurare la violenza tra partner — il metodo CTS
Misurare la violenza tra partner — il metodo CTS

Da qualche tempo sento circolare con frequenza crescente l’idea che la violenza tra partner (IPV) sia fondamentalmente bidirezionale, e che i dati lo dimostrerebbero oltre ogni ragionevole dubbio. Negli ultimi mesi in particolare ho incontrato spesso riferimenti a uno strumento di misurazione, le Conflict Tactics Scales, e alle sue presunte criticità: chi le difendeva come gold standard, chi le demoliva come strumento ideologicamente distorto.

Nel contesto social ho faticato a capire chi stesse dicendo cose fondate e chi no: le posizioni si sovrappongono, ognuno cita numeri diversi, i toni si accendono. Ho deciso quindi di leggere direttamente i paper più citati e farmi un’idea di prima mano – non esaustiva, sicuramente non da esperta, ma meglio di niente e meglio del continuare ad andare “per sentito dire”.

Mi sono resa conto così che nel dibattito sull’IPV si discute spesso di “quanto” e di “chi”, ma raramente di come si misura. Eppure quel “come” decide gran parte del risultato.

Questo articolo nasce da una domanda: se cambio lo strumento, sto misurando lo stesso fenomeno o un fenomeno diverso?

La Conflict Tactics Scales: cos’è e come funziona

Le Conflict Tactics Scales (CTS) sono lo strumento più utilizzato al mondo per identificare e quantificare la violenza domestica.

Ne esistono due versioni principali: la CTS2 (revisione espansa e modificata della CTS originale) [Straus 1979], [Straus et al. 1996], progettata per misurare la violenza tra partner in relazioni sentimentali o coniugali, e la CTSPC (“CTS Parent-Child”) [Straus et al. 1998], pensata per misurare i maltrattamenti di un genitore verso un figlio. In questo articolo ci concentreremo sulla CTS2.

Base teorica

La CTS si fonda sulla teoria del conflitto, di cui i sociologi Lewis Coser e Ralf Dahrendorf sono precursori, secondo la quale il conflitto è una parte inevitabile e persino preziosa di ogni associazione umana: è il processo attraverso cui diseguaglianze e problemi vengono portati alla luce e corretti. Ciò che è dannoso non è il conflitto in sé, ma l’uso della coercizione – inclusa la forza fisica e la violenza – come tattica per risolverlo.

È importante distinguere tra due fenomeni diversi che vengono spesso confusi sotto il termine “conflitto”: il conflitto di interessi, cioè il fatto che i membri di qualsiasi gruppo sociale perseguono agende personali che inevitabilmente divergono (da questioni banali come quale programma TV guardare a decisioni importanti come trasferirsi); e la gestione del conflitto, cioè il metodo usato per risolvere queste divergenze.

Due famiglie possono avere lo stesso conflitto di interessi, ma differire enormemente nel modo in cui lo gestiscono: una tramite alternanza della decisione “vincitrice”, un’altra tramite la regola “chi arriva primo”, un’altra ancora tramite la minaccia della forza.

La CTS misura appunto le “tattiche di conflitto”, cioè i comportamenti concreti usati per gestire i disaccordi in una relazione.

Cosa misura (e cosa non misura – per scelta)

La CTS è uno strumento comportamentale: consiste in una lista di comportamenti specifici diretti verso il partner, e chiede ai rispondenti di indicare con quale frequenza ciascun comportamento si è verificato in un periodo di riferimento (tipicamente gli ultimi 12 mesi).

Le domande sono presentate in coppie: la prima chiede quanto spesso il rispondente ha compiuto quell’atto, la seconda quanto spesso lo ha compiuto il partner.

La CTS2 comprende cinque dimensioni:

  • Aggressione fisica – atti come schiaffeggiare, spingere, prendere a pugni, calciare, strangolare, usare un’arma. È suddivisa in atti minori (es. schiaffo) e gravi (es. pugno, uso di un’arma), in modo analogo alla distinzione legale statunitense tra simple assault e aggravated assault.
  • Lesioni – conseguenze fisiche come lividi, tagli, distorsioni, necessità di cure mediche.
  • Aggressione psicologica – comportamenti come urlare, insultare, uscire sbattendo la porta durante un litigio.
  • Coercizione sessuale – dal sesso ottenuto con insistenza senza forza fisica, fino all’uso della forza per costringere al rapporto.
  • Negoziazione – tattiche costruttive come proporre un compromesso o esprimere affetto nonostante il disaccordo.

La CTS esclude deliberatamente atteggiamenti, emozioni e valutazioni cognitive dei comportamenti. Straus argomenta che questa è una caratteristica progettuale, non un difetto: per poter identificare la discrepanza tra il comportamento oggettivo e la percezione soggettiva, è necessario avere uno strumento che misuri il comportamento indipendentemente dalla percezione.

Ad esempio, uno studio [Hamby & Gray-Little 2000] ha trovato che più di un terzo delle donne che riportavano di aver subito uno o più atti violenti non si considerava “vittima di violenza” né “donna maltrattata”.

Questa discrepanza è rilevante sia per la ricerca che per la progettazione di interventi, ma può emergere solo se il dato comportamentale è raccolto separatamente dalla valutazione soggettiva.

Simmetria della misurazione

Un aspetto cruciale della CTS è che misura il comportamento di entrambi i partner: sia quello del rispondente, sia quello del partner del rispondente. Questo non presuppone che il comportamento sia simmetrico – rende semplicemente possibile indagare il grado di simmetria o asimmetria.

Straus sottolinea che disporre di dati su entrambi i partner è utile anche quando l’interesse è apparentemente rivolto a uno solo: ad esempio, nel monitorare un programma di trattamento per uomini violenti, è importante sapere se anche la partner ha smesso di usare aggressione fisica, dato che la cessazione della violenza da parte di un partner è influenzata dal comportamento dell’altro [Feld & Straus 1989].

Un’osservazione interessante: gli studi che usano solo le domande sulla vittimizzazione (come il National Violence Against Women Survey) ottengono tassi di segnalazione più bassi rispetto a quelli che includono anche le domande sulla perpetrazione. Le ragioni di questo fenomeno non sono ancora completamente chiare.

Livelli di gravità e tipologie di mutualità

Tutte le scale della CTS relative ai maltrattamenti prevedono sottoscale per comportamenti meno gravi e più gravi. Questa classificazione, basata sulla presunzione di maggior danno derivante dagli atti gravi, è stata confermata da analisi fattoriali e dal crescente riconoscimento che l’eziologia e il trattamento della violenza occasionale e lieve possono essere molto diversi da quelli della violenza grave e ripetuta [Johnson & Ferraro 2000], [Holtzworth-Munroe & Stuart 1994].

La gravità viene misurata anche tramite la frequenza degli atti e tramite la scala delle lesioni. Uno studio canadese su un campione nazionale [Laroche 2005] ha mostrato che la CTS può essere utilizzata anche per identificare quello che Johnson chiama il livello “terroristico” della violenza (“intimate terrorism”) [Johnson 2008].

La CTS permette inoltre di classificare i casi per tipologia di mutualità. Poiché la CTS2 raccoglie dati sull’uso di aggressione fisica e psicologica da parte di entrambi i partner, è possibile combinare i punteggi per classificare le coppie in tre categorie: solo il partner maschile è aggressivo, solo il partner femminile è aggressivo, oppure entrambi sono aggressivi [Straus & Douglas 2004]. Prima dell’introduzione di questa procedura standardizzata, non esisteva un metodo condiviso per tenere conto della mutualità della violenza nella ricerca.

Almeno cento studi che fanno uso della CTS hanno trovato che, quando è presente violenza in una coppia, nel 50% o più dei casi è perpetrata da entrambi i partner [Archer 2000], [Straus & Ramirez 2007], [Langhinrichsen-Rohling et al. 2012], [Brzozowski et al. 2018]. La tipologia di mutualità offre uno strumento per indagare sistematicamente questa dinamica.

Affidabilità

L’affidabilità interna (alpha di Cronbach) della CTS2, riportata in 41 articoli, varia da 0.34 a 0.94, con una media di 0.77. Risultati simili sono stati ottenuti in uno studio su 17 nazioni [Straus 2004]. I valori più bassi si verificano quando comportamenti misurati da alcune domande (come attaccare il partner con un coltello o una pistola) sono assenti o quasi assenti in determinati campioni.

La consistenza temporale (ossia la ripetibilità o affidabilità test-retest) è una misura di affidabilità ancora più importante, perché una bassa consistenza temporale impone un limite superiore alla validità. Essa è tuttavia raramente riportata, poiché richiede di testare gli stessi soggetti in due occasioni ravvicinate.
Per la CTS2, i coefficienti test-retest disponibili variano da 0.49 a 0.90, con una media di 0.72.

Validità

Validità di contenuto

Le domande della CTS sono state sviluppate sulla base di interviste qualitative e revisioni da parte di ricercatori e clinici esperti. Ciascuna domanda è costruita attorno a un esempio specifico del comportamento misurato.

Come ogni test, la CTS include solo un campione dell’universo dei possibili atti violenti – analogamente a un test di ortografia che include solo un campione delle parole che un ragazzo dovrebbe saper scrivere.

Un’indicazione che il campione sia adeguato viene da uno studio degli stessi Russell e Rebecca Dobash [Dobash & Dobash 1984] – tra i critici più severi della CTS – che usarono metodi qualitativi per identificare gli atti violenti tipici: la loro lista risultò quasi identica alle domande utilizzate nella CTS.

Sensibilità e desiderabilità sociale

La sensibilità di uno strumento è la sua capacità di rilevare l’effettiva occorrenza di un fenomeno.

Quando la CTS viene somministrata secondo le istruzioni standard, ottiene una rivelazione di episodi di violenza di molte volte superiore rispetto alle misure più utilizzate, come il National Crime Victimization Survey o le segnalazioni ai servizi di protezione dell’infanzia.

Per quanto riguarda la desiderabilità sociale – cioè la tendenza dei rispondenti a minimizzare i comportamenti socialmente indesiderabili – numerosi studi hanno trovato correlazioni basse tra i punteggi della CTS e le scale di desiderabilità sociale [Sugarman & Hotaling 1996].

I dati dell’International Dating Violence Study su studenti di 31 università confermano questa osservazione: la correlazione media con una scala di desiderabilità sociale era di 0.17 per l’aggressione fisica e 0.09 per le lesioni [Straus & IDVRC 2004].

Queste correlazioni relativamente basse suggeriscono che i punteggi della CTS riflettono differenze reali nella violenza, piuttosto che differenze nella disponibilità a riportare comportamenti socialmente indesiderabili. Ciononostante, Straus raccomanda di includere un controllo per la desiderabilità sociale in tutte le analisi basate sulla CTS.

Accordo tra rispondenti

Poiché la principale minaccia alla validità della CTS è la mancata segnalazione di comportamenti violenti effettivamente avvenuti, il grado di accordo tra i report dei diversi partecipanti è un dato importante sulla validità.

Una meta-analisi dell’accordo tra partner [Archer 1999], che ha sintetizzato i risultati dei campioni sia con entrambi i partner sia con uno solo, ha trovato correlazioni medie intorno allo 0.50. La stessa meta-analisi ha inoltre osservato che entrambi i sessi tendono a sottostimare la propria aggressione rispetto a quanto riporta il partner, con una tendenza maggiore negli uomini.

Come questo dato debba essere interpretato – se come livello di accordo accettabile per gli standard delle scienze sociali o come segnale di bias sistematico – è uno dei punti più contestati del dibattito, ed è un tema che riprenderemo nella Parte II.

Validità di costrutto

La validità di costrutto si misura in base all’associazione tra lo strumento e altre variabili per le quali la ricerca precedente prevede una relazione.

I National Family Violence Surveys e l’International Dating Violence Study hanno confermato l’associazione tra violenza misurata dalla CTS e diversi fattori di rischio ipotizzati, tra cui: disuguaglianza tra i partner (in particolare dominanza maschile), povertà e disoccupazione, stress e mancanza di legami comunitari, giovane età, consumo eccessivo di alcol, esperienza di punizioni corporali durante l’infanzia [Gelles & Straus 1988], [Straus & Gelles 1990], [Douglas & Straus 2006], [Straus & Savage 2005].

È particolarmente rilevante notare che la CTS ha fornito alcune delle migliori evidenze a conferma del legame tra dominanza maschile e violenza tra partner – un punto centrale della teoria femminista [Coleman & Straus 1990].

Potere coniugale, conflitto e violenza

A proposito di dominanza e struttura di coppia: lo studio di Coleman e Straus su un campione nazionale rappresentativo di coppie americane ha trovato che le coppie egualitarie presentavano i livelli più bassi di conflitto e violenza.

Il potere coniugale e il conflitto erano fortemente correlati con la violenza, ma con una dinamica interessante: nelle coppie egualitarie, quando il conflitto aumentava, la violenza aumentava relativamente poco; nelle coppie con struttura non egualitaria, la violenza aumentava significativamente con il conflitto.

Lo studio trovò che le coppie a dominanza maschile avevano livelli di conflitto notevolmente più alti rispetto alle coppie egualitarie o a dominanza femminile: il 39% delle coppie a dominanza maschile riportava alti livelli di conflitto, contro il 20% delle coppie egualitarie [Franklin 1998].

Poiché una struttura di potere a dominanza maschile era fortemente correlata con la violenza del marito verso la moglie, lo studio concludeva che ogni sforzo possibile dovrebbe essere compiuto per incoraggiare la formazione di organizzazioni coniugali egualitarie, negativamente correlate con la violenza [Coleman & Straus 1990].

Critiche “erronee” secondo Straus

Straus dedica una sezione della voce enciclopedica [Straus 2008] alle critiche che considera infondate. È importante riportare queste difese per completezza, anche se – come vedremo – alcune delle critiche sottostanti hanno comunque una base legittima.

”La CTS misura solo la violenza legata al conflitto.”

Straus risponde che sebbene la base teorica sia la teoria del conflitto, le istruzioni ai partecipanti includono esplicitamente la violenza espressiva e malevola: si chiede di rispondere riguardo alle volte in cui i partner “sono in disaccordo, si irritano, vogliono cose diverse, o semplicemente litigano perché sono di cattivo umore, stanchi, o per qualche altro motivo”.

In 25 anni – sostiene Straus – questa critica è stata ripetuta in oltre cento pubblicazioni senza evidenze empiriche a supporto. Dove sono disponibili sia dati CTS sia dati qualitativi (come in uno studio [Giles-Sims 1983] sulle donne nei rifugi), la CTS rileva anche la violenza malevola, non solo quella legata ai conflitti.

”La CTS equipara atti di gravità molto diversa.”

Come illustrato sopra, è vero l’opposto: la scala di aggressione fisica – come tutte le scale di maltrattamento della CTS – differenzia tra atti meno gravi e più gravi, e offre la possibilità di ponderare i punteggi per la frequenza.

”La CTS ignora contesto e conseguenze.”

Straus argomenta che questa critica è analoga al dichiarare invalido un test di spelling in quanto non spiega perché un bambino commette molti errori ortografici (scarsa esposizione ai libri? ansia da test?) e non misura gli effetti di tale difficoltà (bassa autostima? abbandono scolastico?).

Contesto e conseguenze sono estremamente importanti, ma devono essere misurati separatamente dal comportamento per poter testare teorie sui loro effetti.

La CTS include una misura separata dell’aggressione psicologica, il che ha permesso per esempio di testare la teoria che l’aggressione psicologica verso il partner sia associata a una maggiore probabilità di violenza fisica [Murphy & O’Leary 1989].

Limitazioni reali riconosciute da Straus

Straus riconosce anche diverse limitazioni effettive:

Insieme limitato di atti violenti

La brevità della CTS è un vantaggio pratico ma anche un limite: con sole 8 metriche, la scala di aggressione psicologica non può fornire sottoscale per dimensioni separate come rifiuto, isolamento, terrorizzazione, ecc.

Categorie di risposta irrealistiche

Per eventi rari e di maggiore gravità come prendere a pugni il partner, chiedere quante volte è successo nell’ultimo anno è ragionevole. Per eventi che possono verificarsi quotidianamente (come gli schiaffi in certi contesti), spesso i rispondenti non sono in grado stimare accuratamente la frequenza annuale.

Sottostima (underreporting)

Sebbene la CTS rilevi tassi di violenza più alti di altri strumenti, questi tassi restano stime per difetto.

La meta-analisi di Archer [Archer 1999] ha osservato che sia uomini sia donne tendono a sottostimare, ma la tendenza è maggiore per gli uomini. La sottostima più grave riguarda i partner e le vittime di aggressioni gravi e ripetute che producono spesso lesioni – cioè proprio i casi in cui l’intervento è più urgente.

Dati solo sul partner attuale

La CTS2 chiede informazioni sulla relazione attuale o più recente, senza fornire dati sulla storia di vittimizzazione o perpetrazione.

Lesioni non collegate direttamente alle aggressioni

La scala delle lesioni non indica quale aggressione specifica abbia causato ciascuna lesione.

Cosa osserva la CTS: i risultati principali

La meta-analisi più ampia e citata sui risultati della CTS è quella di Archer [Archer 2000], che sintetizza 82 studi indipendenti. I risultati si possono riassumere così: quando si contano gli atti violenti, le donne ne riportano leggermente di più; quando si misurano le conseguenze fisiche, gli uomini ne infliggono di più.

La differenza nella frequenza degli atti è statisticamente significativa ma nella pratica trascurabile. Quella nelle conseguenze è più marcata: nel complesso, il 62% delle persone ferite da un partner erano donne. Una minoranza sostanziale di uomini subisce lesioni, ma le donne sono chiaramente sovrarappresentate tra le vittime di conseguenze fisiche.

Repliche successive

Archer include studi pubblicati fino alla metà degli anni Novanta. Due review sistematiche successive, basate su studi indipendenti, confermano il pattern.

Desmarais e colleghi [Desmarais et al. 2012] esaminano 111 studi del decennio 2000–2010: circa il 28% delle donne e il 22% degli uomini riportano di aver commesso almeno un atto di aggressione fisica verso il partner.

Lysova, Hanson e Mackay [Lysova et al. 2025] aggiornano lo stesso disegno al periodo 2011–2022 con 246 studi: i tassi assoluti calano di circa la metà, ma la direzione del divario resta la stessa.

Attraverso tre ondate di sintesi che coprono complessivamente oltre vent’anni di ricerca, il dato fondamentale è stabile. Quello che cambia nel tempo è il livello assoluto di violenza riportata, non la sua distribuzione relativa tra i sessi.

Il tipo di campione conta

Una questione centrale è se questi risultati siano un artefatto dello strumento o dipendano dalla popolazione studiata. Archer [Archer 2000] trova evidenze per entrambe le ipotesi.

I due studi condotti in rifugi per donne maltrattate mostrano una netta preponderanza dell’aggressione maschile, confermando che la CTS è in grado di rilevarla quando è presente.

I campioni di studenti universitari in relazioni di dating (cioè senza convivenza) vanno nella direzione opposta; quelli comunitari di coppie sposate si collocano nel mezzo. Anche lo studio di Desmarais conferma che il tipo di campione è un moderatore significativo della prevalenza.

Questo quadro è coerente con la distinzione di Johnson [Johnson 1995] tra “terrorismo patriarcale” e “violenza comune di coppia,” ma non la esaurisce: il fatto che atti e lesioni producano risultati opposti nello stesso campione dimostra che anche il tipo di misura gioca un ruolo indipendente.

Età e inibizione maschile

Archer propone un modello predittivo: nelle relazioni di dating, gli uomini sarebbero più inibiti nell’uso dell’aggressione fisica verso la partner, rendendo meno rischiosa – e quindi più frequente – l’aggressione femminile.

L’analisi statistica supporta questa ipotesi: campioni più giovani e con una percentuale inferiore di uomini aggressivi predicono una maggiore aggressione femminile relativa. La proporzione di donne aggressive, pur correlata a quella degli uomini, non ha invece potere predittivo indipendente.

La meta-analisi gemella [Archer 1999] aggiunge un tassello sul versante della misurazione: entrambi i sessi sottoriportano la propria aggressione rispetto a quanto riferito dal partner, ma gli uomini lo fanno di più – coerente con l’ipotesi che la disapprovazione sociale dell’aggressione maschile verso le donne induca una maggiore reticenza negli auto-report.

Prossimi passi

Questa panoramica serve a capire perché la CTS sia al tempo stesso uno strumento centrale e un oggetto di contestazione: misura molto, ma lascia fuori pezzi decisivi del contesto; produce dati utili, ma può anche distorcerli.

Nella prossima parte entriamo nelle critiche in dettaglio, distinguendo quelle metodologicamente fondate da quelle ideologiche, e vediamo quali risposte della letteratura tengono davvero.


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