Patriarcato

La società italiana è patriarcale? — Politica

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La società italiana è patriarcale? — Politica

Partiamo dai fattori più intuitivi, ma tutt’altro che banali, specie considerando che il diritto di voto è stato uno dei cardini delle battaglie femministe e viene spesso evocato come simbolo della transizione da una società “patriarcale” a una “democratica”.

Diritto di voto

In Italia il suffragio universale è in vigore dal 1946: da quasi 80 anni, dunque, le donne godono dello stesso diritto di voto degli uomini. Nello specifico, le prime elezioni a cui votarono le donne furono le comunali del 1946, seguite dal referendum istituzionale del 2 giugno.

Meno noto è che, in alcuni contesti, una forma di voto femminile esisteva già in precedenza: il regime fascista lo aveva previsto per le elezioni amministrative (anche se di fatto non si svolsero libere elezioni), e la Repubblica partigiana della Carnia aveva riconosciuto il voto alle donne nel 1944.

Va anche ricordato che il suffragio universale maschile è relativamente recente: è del 1918. Prima di allora votavano solo determinate categorie, per status sociale o, dopo la Grande Guerra, per servizio militare. È dunque utile distinguere tra riconoscimento formale del diritto e piena partecipazione politica effettiva: per entrambi i sessi, la democratizzazione è stata graduale; per le donne, semplicemente più lenta.

Partecipazione elettorale

Dopo 80 anni dall’inizio della Repubblica, dunque, qual è la situazione italiana?

Innanzitutto, se alla fine degli anni ‘40 l’affluenza sfiorava il 100% degli aventi diritto (92% nel 1948, e sempre tra il 90 e il 95% fino al 1980), negli ultimi decenni si è progressivamente abbassata fino a toccare i minimi storici del 64% alle recenti elezioni politiche del 2022. Sempre fino agli anni ‘80, non vi erano quasi differenze di genere tra chi andava a votare. A partire dal 1983 invece si è venuto a creare un divario a sfavore delle donne di circa 2 punti percentuali: il gap maggiore, del 5%, si è registrato nel 2013 e nel 2018, mentre nel 2022 è stato sul 3.5% [Internazionale 2022].

Affluenza di elettori ed elettrici alle elezioni politiche in
Italia.png

Senz’altro il fatto che poco più di metà degli aventi diritto al voto si faccia vedere alle urne dovrebbe già destare di suo una notevole preoccupazione. Cosa ci dice tuttavia l’esistenza di questo divario tra uomini e donne?

Un recente studio ha raccolto i dati dal Ministero dell’Interno e tirato alcune somme interessanti: emerge innanzitutto che nella Prima Repubblica le donne italiane votavano quanto (e talvolta più degli) uomini, grazie alla forte influenza della Chiesa, dei partiti di massa e del contesto familiare. Dagli anni ’70 in poi questo equilibrio si rompe: nella Seconda Repubblica le donne diventano progressivamente meno partecipative, soprattutto quelle anziane, con bassa istruzione e residenti nel Sud o nelle grandi città. Al contrario, tra i giovani il divario si inverte, con le under 30 che votano più dei coetanei uomini grazie a maggiori risorse educative e senso civico. L’astensionismo femminile contemporaneo non sembra quindi un fenomeno monolitico: riflette sia condizioni di marginalità, sia scelte autonome e critiche verso il sistema politico [Tuorto e Sartori 2020].

Questo quadro è confermato anche dai dati regionali più recenti: alle ultime elezioni politiche il divario supera i 6 punti in Campania, Calabria e Basilicata; è invece molto basso (circa 1%) in Sicilia, Sardegna e Trentino-Alto Adige. Parallelamente, l’ISTAT rileva che gli uomini mostrano mediamente più interesse e coinvolgimento nella discussione politica (informazione, dibattiti, attivismo). Tuttavia, la disaffezione femminile segue pattern simili a quelli generali della disaffezione politica nel Mezzogiorno: più che un fenomeno “di genere”, sembra incrociare variabili territoriali, sociali e generazionali [ISTAT ASI 2024].

Rappresentanza

Dal punto di vista formale, chiunque può candidarsi senza distinzione di sesso. I dati mostrano però che gli eletti non si distribuiscono in modo simmetrico tra uomini e donne.

La percentuale effettiva di donne elette è variabile. Troviamo ad esempio circa un terzo (33.6%) tra i componenti di Camera e Senato dalle ultime elezioni [Senato 2024]. Questa percentuale è aumentata in modo considerevole dall’inizio della storia della Repubblica: per quanto riguarda la Camera, si è passati da meno del 10% nelle prime nove legislature (1948 - 1987), a un 10-15% tra la X e la XV legislatura (1987 - 2008), crescendo poi fino al 30-35% nelle ultime tre legislature. Per il Senato le percentuali sono state leggermente minori fino al 2006 (meno del 5% fino alla IX legislatura; 5-10% tra la X e la XIV), per poi raggiungere numeri simili alla Camera negli ultimi 15 anni [Camera dei Deputati 2024].

Donne elette alla Camera - I-XIX
legislatura Donne elette al Senato - I-XIX
legislatura

Si discute spesso del fatto che “solo” un terzo dei parlamentari sia donna [AGI 2023] [OpenPolis 2024] [Women4 2025]. Eppure, nel confronto europeo, l’Italia è nella metà alta della classifica (12º posto su 27) [EIGE 2024], e la differenza rispetto ai paesi nordici – spesso citati come modello – è moderata (ad esempio vediamo un 40-45% di donne nel parlamento danese dal 2020, e un 45-47% in quello svedese negli ultimi 20 anni [World Bank Group 2024]) La crescita italiana resta insomma significativa, considerando che meno di un secolo fa l’accesso alla politica era di fatto precluso alle donne.

A livello locale e regionale troviamo numeri minori (23.1% di donne elette in totale nel 2023 [ISTAT 2024]), ma comunque significativi, come la presenza di un 15,4% di sindache, 31,8% di vice-sindache, 33.6% di consigliere e 45.6% nel ruolo di assessore. Positivo anche notare come le sindache siano cresciute da 145 nel 1986 a 1189 nel 2024 [ANCI 2025], quando all’inizio della Repubblica erano soltanto 10 [DOLS 2017].

Curiosamente (o forse no), l’arrivo della prima presidente del Consiglio donna non ha suscitato entusiasmo nei movimenti che si battono per la parità di genere in politica [Domani 2022] [Huffington Post 2024] [Valigia Blu 2024], nonostante in questo modo l’Italia sia entrata a far parte della minoranza di paesi con una donna a capo del governo (20 in totale nel mondo; i paesi con una donna capo dello Stato sono 18) [UNWOMEN 2025]. Le ragioni variano (orientamento ideologico, giudizi sull’operato, dissenso rispetto alle sue posizioni in materia di diritti), ma resta un fatto: se l’Italia fosse un paese in cui il sistema politico esclude sistematicamente le donne dal potere, una donna premier rappresenterebbe una contraddizione evidente.

In sostanza, se si assume come obiettivo ideale della parità politica una rappresentanza vicina al 50%, la strada da fare è ancora lunga. Tuttavia, il trend di crescita della presenza femminile è indiscutibilmente positivo, soprattutto considerando che meno di un secolo fa le donne non avevano alcun accesso alla politica. È importante ricordare che parità di genere e “50:50” non coincidono automaticamente: il fatto che tutti possano candidarsi non garantisce una distribuzione perfettamente simmetrica, così come la presenza del 50% (o più) di donne non assicura di per sé l’esistenza di una reale parità. Non a caso, paesi come Rwanda, Cuba, Messico, Nicaragua o Emirati Arabi Uniti figurano ai vertici per numero di donne in parlamento, pur non essendo considerati modelli di democrazia paritaria [World Bank Group 2024].

‘Quote rosa’

Una parte rilevante della crescita delle donne in politica è dovuta alle cosiddette ‘quote rosa’, o per meglio dire ‘quote di genere’ [IDEA 2025] (anche perché spesso gli Stati, almeno in teoria, utilizzano una dicitura neutra, simile a ‘Non meno del 40% dei candidati deve appartenere a un singolo genere’ 1)

In particolare, in Italia le quote di genere in politica sono state introdotte dalla Legge 215/2012 per le elezioni comunali (massimo 2/3 di candidati dello stesso genere, e obbligo di doppia preferenza di genere — cioè se l’elettore esprime due preferenze, i candidati devono essere un uomo e una donna) e dalla Legge 165/2017 – Rosatellum bis per le parlamentari (massimo 60% dello stesso genere nei collegi uninominali, e obbligo di alternanza uomo-donna nelle liste plurinominali).

Il tema “le quote servono / sono giuste?” merita spazio a sé. Qui interessa un altro punto: l’esistenza stessa delle quote è difficilmente conciliabile con l’idea di una struttura patriarcale. In un sistema patriarcale, infatti, le istituzioni tendono a ostacolare l’accesso femminile; qui, al contrario, impongono un riequilibrio.

Un’obiezione frequente è che il problema non sarebbe tanto numerico quanto culturale: pregiudizi sulla leadership femminile, ostacoli informali, carichi familiari, reti di potere maschili. È un tema serio, ma estremamente difficile da valutare come sistema, senza cadere nell’aneddotica o in letture monocausali. E soprattutto — come discusso nell’introduzione generale del progettola presenza di sessismo non implica automaticamente un sistema patriarcale. Un patriarcato è, prima di tutto, un assetto strutturale che concentra stabilmente il potere negli uomini.

Alla luce dei dati disponibili, il sessismo politico esiste in misura non trascurabile, ma appare ben lontano dall’essere la forza dominante che determina l’accesso al potere.

Infine, una riflessione più umana: la qualità percepita della classe politica italiana è spesso ritenuta bassa, proprio negli anni in cui la presenza femminile è aumentata. C’è chi trae conclusioni maliziose, ma personalmente non credo sia un argomento serio: è più probabile che l’intero sistema politico attraversi un ciclo di crisi, indipendentemente dal genere dei suoi rappresentanti.

Non avendo esperienza diretta del mondo politico, mi riprometto di approfondire tramite testimonianze, memorie e analisi interne: comprendere la dimensione quotidiana della politica italiana potrebbe offrire uno sguardo meno idealizzato e più realistico sul tema.

Considerazioni finali

Sulla base dei dati, il quadro italiano appare come segue:

  • L’accesso formale alla politica è pienamente paritario.

  • La partecipazione elettorale femminile è leggermente inferiore, ma varia fortemente per età, territorio e livello di istruzione.

  • La rappresentanza femminile è cresciuta enormemente e oggi colloca l’Italia nella fascia medio-alta europea.

  • Le quote di genere indicano un sistema che non solo non impedisce la partecipazione femminile, ma la incentiva.

  • Persistono forme di sessismo, ma non tali da configurare un sistema sociale fondato sul dominio politico maschile.

In definitiva, se giudichiamo il patriarcato come un sistema che riserva stabilmente il potere agli uomini e ostacola l’accesso delle donne, il caso italiano — almeno sul piano politico-istituzionale — sembra difficilmente riconducibile a tale modello.

Bibliografia

[AGI 2023] L’Italia ha un premier donna ma ancora poche donne in politica: https://www.agi.it/politica/news/2023-03-08/italia-ha-premier-donna-ma-ancora-poche-donne-in-politica-20410950/

[ANCI 2025] Donne in Comune: https://www.anci.it/wp-content/uploads/2025/03/Donne-in-Comune_sito.pdf

[Camera dei Deputati 2024] La partecipazione delle donne alla vita politica e istituzionale - seconda edizione: https://documenti.camera.it/leg19/dossier/pdf/AC0103.pdf?_1678268125856#page=4

[DOLS 2017] Le prime sindache italiane: https://www.dols.it/2017/11/17/le-prime-sindache-italiane/

[Domani 2022] Non basta che sia donna. Perché le femministe si oppongono a Meloni: https://www.editorialedomani.it/politica/italia/femministe-giorgia-meloni-premier-donna-w5tdfvjj

[EIGE 2024] Gender equality in the European Parliament and in national parliaments in the European Union ahead of the 2024 election year: https://eige.europa.eu/sites/default/files/documents/gender-equality-in-the-european-parliament-and-in-national-parliaments-in-the-european-union-ahead-of-the-2024-election-year.pdf

[Huffington Post 2024] Il fake-femminismo di Giorgia Meloni: https://www.huffingtonpost.it/blog/2024/09/02/news/il_fake-femminismo_e_unabile_mistificazione_degna_del_peggior_pink-washing-16797421/

[IDEA 2025] Gender Quotas Database: https://www.idea.int/data-tools/data/gender-quotas-database

[Internazionale 2022] Donata Columbro e Barbara Leda Kenny, Dov’è finito il voto delle donne, https://www.internazionale.it/essenziale/notizie/donata-columbro/2022/09/29/voto-delle-donne

[ISTAT 2024] Report BES 2023: Politica e Istituzioni: https://www.istat.it/wp-content/uploads/2024/11/6.pdf

[ISTAT ASI 2024] Annuario statistico italiano - Elezioni e attività politica e sociale: https://www.istat.it/storage/ASI/2023/capitoli/C11.pdf

[OpenPolis 2024] La rilevanza delle donne nel governo e in parlamento: https://www.openpolis.it/la-rilevanza-delle-donne-nel-governo-e-in-parlamento/

[Senato 2024] Parità vo cercando. 1946-2024, la Repubblica ha quasi 80 anni: a che punto siamo con il potere delle donne?: https://www.senato.it/4746?dossier=37353

[Tuorto e Sartori 2020] Quale genere di astensionismo? La partecipazione elettorale delle donne in Italia nel periodo 1948-2018, Rivista italiana di sociologia: https://cris.unibo.it/retrieve/handle/11585/798064/777914/QUALE%20GENERE%20DI%20ASTENSIONISMO.pdf

[UNWOMEN 2025] Facts and figures: Women’s leadership and political participation: https://www.unwomen.org/en/articles/facts-and-figures/facts-and-figures-womens-leadership-and-political-participation#_edn1

[Valigia Blu 2024] Giorgia Meloni e il femminismo di convenienza: https://www.valigiablu.it/meloni-de-luca-femminismo/

[Women4 2025] Quote rosa: una guida alla parità di genere e al cambiamento: https://women4.gigroup.it/blog-articles/quote-rosa-una-guida-alla-parita-di-genere-e-al-cambiamento

[World Bank Group 2024] Proportion of seats held by women in national parliaments: https://data.worldbank.org/indicator/SG.GEN.PARL.ZS

Note

Footnotes

  1. A volte con conseguenze simpatiche, come si è visto con la notizia della sindaca di Parigi multata per aver aver nominato 11 donne e soli 5 uomini in posizioni dirigenziali nella giunta comunale, non rispettando dunque la quota prevista del 40%.

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