
In questi giorni sto finendo di (ri)leggere The Blank Slate di Steven Pinker [Pinker 2002], un libro che ho recentemente consigliato come “antidoto al monocausalismo culturale”. Questa volta mi sono soffermata sul capitolo dedicato al genere, in cui Pinker elenca una dozzina di indizi a favore dell’idea che le differenze tra uomini e donne non siano soltanto il prodotto dell’educazione.
Leggendolo, mi è sorta una domanda: il libro è del 2002, e da allora la psicologia ha attraversato una crisi di replicabilità, le neuroscienze hanno cambiato strumenti e la genetica ha sequenziato migliaia di genomi. Quegli indizi sono ancora tutti validi, oppure gli sviluppi scientifici successivi ne hanno ridimensionato, o smentito, qualcuno? Questo articolo è il tentativo di rispondere.
Il capitolo contiene anche un passaggio che per un blog che si chiama No True Feminist è quasi un invito a nozze: nel 1992 Gloria Steinem disse di Camille Paglia che il suo definirsi femminista era “un po’ come un nazista che dice di non essere antisemita”. Per Pinker è l’esempio di una parte del femminismo accademico che, di fronte al calo di consensi, cerca di stabilire per definizione chi possa dirsi davvero dalla parte delle donne. È, alla lettera, la fallacia del vero scozzese.
Tabula rasa o destino biologico?
L’idea della mente come una tavoletta su cui l’esperienza scrive tutto risale almeno a John Locke, e la domanda di fondo non è cambiata: quanto di ciò che siamo è scritto nella biologia, e quanto nell’ambiente in cui cresciamo?
Applicata al genere, la domanda assume un potenziale esplosivo.
Per secoli la “natura” è stata l’argomento con cui si escludevano le donne dal voto, dalle università e dalle professioni, e lo riconosce lo stesso Pinker. Di fronte a questa storia, la tabula rasa ha offerto al femminismo uno scudo comodo: se non c’è nulla di innato, nessuna discriminazione può appellarsi alla natura. Il problema degli scudi, però, è che se si incrinano trascinano con sé ciò che proteggevano.
Il dibattito pubblico si è così polarizzato in due caricature che quasi nessuno, tra chi fa ricerca, sostiene davvero: “è tutto costruzione sociale” contro “la biologia è destino”.
È chiaro tuttavia che il disaccordo reale non riguarda se biologia e cultura contino, ma piuttosto quanto, dove e in che modo interagiscano. Tre distinzioni aiutano a orientarsi.
-
Innato non significa immutabile, né giusto. La miopia ha una forte componente ereditaria, eppure nessuno considera gli occhiali “contro natura”. Confondere ciò che è naturale con ciò che è giusto è la fallacia naturalistica; l’errore speculare, che Pinker chiama fallacia moralistica, è pensare che ciò che sarebbe moralmente scomodo non possa essere vero. La prima è tipica di chi usa la biologia per giustificare lo status quo, la seconda di chi la rifiuta per difendere l’uguaglianza.
-
Innato non significa genetico. Gli ormoni a cui un feto è esposto in utero sono biologia, ma non sono “geni per” qualcosa, e buona parte degli indizi di Pinker riguarda proprio gli ormoni.
-
Biologia e cultura non sono addendi separabili. Una bambina che preferisce i camion riceverà probabilmente più camion in regalo, e i regali rafforzeranno la preferenza. Si possono però studiare situazioni in cui uno dei due fattori varia e l’altro no, ed è ciò che fanno i migliori tra gli indizi di Pinker.
C’è infine un aspetto statistico su cui all’interno del dibattito si tende a sorvolare: una differenza tra uomini e donne è una differenza tra medie, e le distribuzioni si sovrappongono. In psicologia la si misura spesso con la d di Cohen, la distanza tra le medie in deviazioni standard: 0,2 è un effetto piccolo, 0,5 medio, 0,8 grande1. Con d = 0,5, una donna presa a caso ottiene un punteggio più alto di un uomo preso a caso nel 36% dei casi; persino con la statura (d intorno a 2) succede circa una volta su dodici.
Con questo metro, la maggior parte delle differenze psicologiche tra i sessi è piuttosto ridotta: circa tre quarti degli effetti analizzati da Janet Hyde erano piccoli o prossimi allo zero [Hyde 2005]. Le eccezioni sono proprio quelle su cui si concentra il dibattito: l’interesse per le “cose” piuttosto che per le “persone” (d intorno a 0,9 [Su et al. 2009]), le preferenze di gioco nell’infanzia, l’aggressività fisica, alcuni aspetti del comportamento sessuale, la rotazione mentale. In sintesi, le differenze più robuste riguardano interessi e preferenze più che capacità.
Sul modo di interpretarle il disaccordo resta vivo, anche tra le ricercatrici. Studiose come Cordelia Fine, Rebecca Jordan-Young e Gina Rippon hanno passato anni a smontare studi deboli sul “cervello maschile” e sul testosterone; altre, come Melissa Hines e Sheri Berenbaum, difendono un contributo prenatale reale, senza alcun determinismo. Nessuna delle due posizioni è la tabula rasa, né rappresenta quella del “destino biologico”.
La critica agli studi deboli ha anche un nome, neurosessismo, coniato proprio da Fine: l’uso di neuroscienze mal fatte o mal interpretate per confermare gli stereotipi di genere. Come strumento per smascherare la cattiva scienza è prezioso, ma non sempre la critica resta su questo piano, e a volte diventa un sospetto automatico verso qualunque differenza innata, come se il solo fatto di osservarla fosse già sessista.
È la strada presa, per esempio, dalla neurobiologa francese Catherine Vidal, che insiste sulla plasticità del cervello fino a minimizzare differenze ben documentate, come le hanno contestato i ricercatori Gauvrit e Ramus [Gauvrit & Ramus 2014]. Ne avevo parlato a proposito de Il costo della virilità, un saggio che su questa impostazione costruisce buona parte della sua tesi.
Nel 2002 Pinker era una voce controcorrente; oggi il suo libro rischia di diventare una bandiera per chi vuole sentirsi dire che “la scienza ha già deciso”.
Letto con attenzione, però, non dice nulla del genere: Pinker non nega il peso della cultura; al contrario, contesta l’idea che sia l’unica cosa che conta. E a mio avviso resta un libro illuminante, che consiglierei soprattutto a chi è convinto che la cultura spieghi tutto.
Per questo mi è sembrato utile applicare ai suoi indizi lo stesso rigore che lui chiede agli altri, riprendendoli uno per uno alla luce di ciò che sappiamo oggi.
Che cosa sostiene il capitolo
Pinker sostiene due tesi che conviene tenere separate: una morale, secondo cui l’uguaglianza tra i sessi non dipende da ciò che la scienza scoprirà sulle loro differenze, e una empirica, secondo cui alcune di quelle differenze hanno radici biologiche.
Per inquadrarle riprende da Christina Hoff Sommers la distinzione tra equity feminism, una dottrina morale sulla parità di trattamento, e gender feminism, che secondo lui sarebbe invece una dottrina empirica: le differenze tra i sessi sarebbero interamente costruite e le relazioni umane andrebbero lette come dominio di un genere sull’altro. È una distinzione utile, anche se la descrizione del secondo campo può sembrare alquanto caricaturale.
La tesi più importante del capitolo è anche la più semplice:
L’uguaglianza non è l’affermazione empirica che tutti i gruppi umani siano intercambiabili; è il principio morale secondo cui gli individui non devono essere giudicati né limitati in base alle proprietà medie del loro gruppo.
― Steven Pinker, The Blank Slate, Viking 2002 [traduzione mia]
Se si accetta questo principio, nessuno ha bisogno di inventare miti sull’indistinguibilità dei sessi per giustificare la parità, e nessuno può invocare le differenze per giustificare discriminazioni.
Pinker, infatti, non risparmia i conservatori che usano presunte differenze naturali per spiegare alle donne che cosa dovrebbero volere. Legare la causa delle donne alla tabula rasa significa, con la sua immagine, ammanettare il femminismo ai binari su cui sta arrivando un treno: ogni nuovo dato sulle differenze diventa una minaccia politica, anziché una semplice informazione.
Prima degli indizi, Pinker elenca le differenze psicologiche che le rassegne dell’epoca consideravano affidabili, e molte hanno retto. Ha retto anche la sua critica a Carol Gilligan, secondo cui uomini e donne ragionerebbero moralmente secondo principi diversi: la meta-analisi che lui stesso cita ha trovato differenze piccole [Jaffee & Hyde 2000], e resta un riferimento.
Un dato, invece, è invecchiato peggio: tra gli studenti che superano i 700 punti nella sezione di matematica del SAT, scrive Pinker, i maschi superano le femmine di tredici a uno. Era vero nei primi anni Ottanta, ma già all’inizio dei Novanta il rapporto era sceso intorno a tre a uno [Wai et al. 2010]: una differenza che resta, ma un calo così rapido non si spiega facilmente con la sola biologia.
I dodici indizi
Pinker presenta una dozzina di prove del fatto che la differenza tra uomini e donne va più a fondo dei genitali, contro la tesi, che attribuisce ad Anne Fausto-Sterling, secondo cui ogni altra differenza deriverebbe dalle aspettative della società.
Li riprendo nell’ordine del capitolo, con ciò che la ricerca successiva ha aggiunto.
1. Universali culturali
Secondo Pinker, in tutte le culture conosciute il lavoro è diviso per sesso, le donne si occupano di più dei figli e gli uomini sono più inclini alla violenza; perfino nei kibbutz israeliani, nati per abolire la divisione dei ruoli, questa sarebbe riemersa. Si tratta di regolarità ampie ma non uniformi: la più ampia rassegna interculturale successiva le conferma nella sostanza, pur documentando grandi variazioni nella forma e nel grado di dominanza maschile [Wood & Eagly 2002].
Il problema è l’inferenza: l’universalità non dice se un tratto derivi da disposizioni innate o da risposte culturali universali a vincoli fisici universali, come gravidanza, allattamento e forza. Wood ed Eagly spiegano lo stesso schema con un modello biosociale in cui la psicologia segue i ruoli, e non viceversa.
Pinker chiude l’elenco con l’argomento della “coincidenza sorprendente”: se i ruoli fossero assegnati a caso, sarebbe incredibile che la moneta cadesse sempre dalla stessa parte in ogni società. Funziona bene contro un costruttivismo radicale, ma molto meno contro un modello biosociale, in cui i ruoli non sono arbitrari perché rispondono a vincoli comuni a tutte le società.
A complicare anche questa lettura c’è però lo studio più ampio sulle preferenze economiche (80.000 persone in 76 paesi), che ha trovato differenze tra i sessi più marcate, non meno, nei paesi più ricchi ed egualitari [Falk & Hermle 2018]. Va maneggiato con cautela, perché confrontare questionari tra culture diverse ha limiti noti2; e ancora più prudenza merita la versione “STEM” di questo paradosso dell’uguaglianza di genere [Stoet & Geary 2018], che ha richiesto una correzione e le cui metriche sono state contestate [Richardson et al. 2020].
2. Teoria dell’investimento parentale
Un biologo che conoscesse solo le differenze fisiche tra i sessi, sostiene Pinker, potrebbe prevederne quelle psicologiche: dove le femmine investono di più in ciascun figlio, i maschi competono di più per accoppiarsi. È la teoria di Robert Trivers, e a livello di regno animale ha retto: una meta-analisi ha confermato che la selezione sessuale è in media più forte sui maschi ed è legata alle cure parentali prevalentemente femminili [Janicke et al. 2016].
La teoria, però, predice la direzione delle differenze, non la loro entità; e nella nostra specie, insolita per l’elevato investimento paterno, è proprio l’entità a essere in discussione.
3. Altre specie
Molte differenze umane si ritrovano nei primati e negli altri mammiferi. Pinker aggiunge che dove il maschio ha un territorio più ampio si orienta anche meglio, e che il vantaggio maschile nella rotazione mentale potrebbe non essere una coincidenza.
Qui la ricerca successiva offre una lezione di metodo.
Confrontando undici specie, dalle seppie ai macachi, in otto i maschi erano effettivamente più abili nella navigazione spaziale, ma indipendentemente dall’ampiezza del territorio [Clint et al. 2012]; un aggiornamento con ulteriori specie ha di nuovo trovato poche prove a favore del legame con il territorio [Hults et al. 2024].3 Insomma, la differenza è reale, la spiegazione adattiva proposta da Pinker no: potrebbe essere un effetto collaterale degli androgeni, o in parte dell’esperienza.
Va aggiunto un dato che Pinker non cita e che va nella sua direzione. Anche i macachi rhesus, che non sono esposti alla socializzazione umana sui giocattoli, mostrano preferenze diverse: i maschi scelgono nettamente i giochi con le ruote, mentre le femmine si dividono tra questi e i peluche [Hassett et al. 2008].
È un risultato difficile da spiegare con la socializzazione, anche se riguarda una sola specie e un campione piccolo.
4. Cromosoma Y e DNA mitocondriale
La diversità del DNA mitocondriale, ereditato dalle madri, è molto maggiore di quella del cromosoma Y, ereditato dai padri. Pinker ne deduce che per decine di millenni il successo riproduttivo maschile è stato molto più variabile di quello femminile.
L’asimmetria esiste, ma la sua lettura è cambiata. Il sequenziamento di 456 cromosomi Y ha individuato un forte collo di bottiglia maschile tra 8.000 e 4.000 anni fa, dopo l’avvento dell’agricoltura [Karmin et al. 2015], collegato alla competizione tra gruppi di parentela patrilineari [Zeng et al. 2018]. Parte del segnale che Pinker leggeva come traccia di un’antica selezione sessuale è quindi la traccia di un’organizzazione sociale recente: un caso, quasi ironico, in cui è la cultura a lasciare il segno nei geni.
A questo si aggiunge un fattore demografico: in molte società sono le donne a trasferirsi nel gruppo del marito, e questa mobilità da sola aumenta la diversità mitocondriale locale rispetto a quella del cromosoma Y. L’asimmetria di fondo, comunque, non scompare: le stime genetiche di lungo periodo indicano che gli uomini che si sono riprodotti sono stati meno numerosi delle donne che lo hanno fatto.
5. Meccanismi ormonali
Un gene del cromosoma Y avvia lo sviluppo dei testicoli, che producono androgeni; questi agiscono sul cervello prima della nascita, nei mesi successivi e in pubertà. Nei mammiferi l’azione “organizzativa” degli ormoni sessuali sul cervello è documentata da migliaia di studi.
Negli esseri umani, un indizio forte viene da una condizione che Pinker non cita, la sindrome da completa insensibilità agli androgeni: persone con cromosomi XY i cui recettori non rispondono agli androgeni hanno un corpo femminile e, in grande maggioranza, identità e interessi tipicamente femminili.
C’è però un limite: queste persone vengono cresciute come bambine fin dalla nascita, quindi anche qui educazione e biologia vanno nella stessa direzione, e il caso dice più sul ruolo degli androgeni rispetto ai cromosomi che su quello della biologia rispetto all’educazione. Il meccanismo, insomma, mostra che la biologia può differenziare i cervelli, non quanto lo faccia.
6. Differenze anatomiche nel cervello
È l’indizio più discusso. Pinker elenca cervelli maschili più grandi e con più neuroni, una percentuale maggiore di materia grigia in quelli femminili, alcuni nuclei dell’ipotalamo più grandi negli uomini, il corpo calloso (il fascio che collega i due emisferi) più sviluppato nelle donne e un cervello femminile meno lateralizzato.
Alcune affermazioni di Pinker hanno retto: i cervelli maschili sono in media più grandi (11% circa), e anche la differenza in un nucleo dell’ipotalamo (INAH-3) è stata replicata [Byne et al. 2001].
Altre no: il corpo calloso più sviluppato nelle donne era già stato smentito nel 1997 [Bishop & Wahlsten 1997], e le meta-analisi non trovano differenze apprezzabili nella lateralizzazione del linguaggio.
Per il resto, una sintesi di trent’anni di studi ha concluso che le differenze strutturali indipendenti dalla taglia spiegano circa l’1% della varianza [Eliot et al. 2021]. Altri hanno obiettato che effetti piccoli non sono per forza irrilevanti [Hirnstein & Hausmann 2021], e un modello di deep learning riesce a distinguere il sesso dall’attività cerebrale con un’accuratezza superiore al 90% [Ryali et al. 2024].
Le due cose non si contraddicono: molte differenze piccole, combinate, permettono di indovinare il sesso di un cervello, ma nessuna, da sola, lo divide in due categorie nette, e di quasi tutte non conosciamo il significato funzionale.4
È un po’ come indovinare il sesso di una persona da un insieme di misure del volto: nessuna misura basta da sola, ma combinate funzionano bene. Pinker stesso, del resto, ammetteva che il significato di queste differenze era “sconosciuto”.
Infine, l’idea che l’apprendimento non modifichi le dimensioni delle strutture cerebrali era già superata: i tassisti londinesi con anni di esperienza hanno un ippocampo posteriore più voluminoso [Maguire et al. 2000].
7. Testosterone nelle differenze individuali
Le variazioni del testosterone sarebbero correlate a desiderio sessuale, sicurezza di sé e spinta al dominio, e le persone in transizione da femmina a maschio migliorerebbero nella rotazione mentale. Pinker riconosce che la relazione è complicata, ma la definisce causale.
Sul desiderio sessuale l’effetto causale è solido: negli uomini con livelli bassi, la terapia sostitutiva lo aumenta anche in studi controllati. Sull’aggressività, invece, la meta-analisi più ampia ha trovato una correlazione debolissima con i livelli di base (r = 0,05) e un effetto non significativo quando il testosterone viene somministrato sperimentalmente [Geniole et al. 2020].5 Anche gli studi cognitivi sugli uomini trans, per lo più su campioni piccoli, hanno dato risultati contrastanti.
A sostegno dell’indizio Pinker cita anche la testimonianza del giornalista Andrew Sullivan sulle proprie iniezioni di testosterone, dopo una delle quali racconta di aver quasi fatto a botte in pubblico per la prima volta in vita sua. È un passaggio vivace, ma resta un aneddoto, e in un elenco di prove aggiunge colore più che peso.
8. Ciclo mestruale
Secondo Pinker le donne migliorerebbero nei compiti “femminili” quando gli estrogeni sono alti e in quelli “maschili” quando sono bassi, e anche i loro gusti in fatto di uomini cambierebbero nel corso del ciclo.
La parte cognitiva non ha retto: una meta-analisi su 102 articoli, quasi 4.000 partecipanti e 730 confronti non ha trovato alcuno spostamento robusto delle prestazioni lungo il ciclo [Jang et al. 2025]. Le uniche due differenze nominalmente significative, entrambe nell’abilità spaziale, emergono da un gran numero di test statistici e scompaiono negli studi che verificano la fase del ciclo con misure ormonali anziché con il solo calendario.
Non ha retto nemmeno quella sui gusti. Pinker si appoggiava a uno studio sulle preferenze olfattive per uomini dal corpo più simmetrico, uno dei primi di un filone che negli anni successivi si è molto ridimensionato: nel più grande studio longitudinale, per esempio, la preferenza per i volti mascolini non segue le variazioni ormonali [Jones et al. 2018].
Il desiderio sessuale, invece, sembra effettivamente aumentare nel periodo fertile [Arslan et al. 2021].6
9. Iperplasia surrenale congenita
Le bambine con iperplasia surrenale congenita (CAH) sono esposte in utero a livelli elevati di androgeni e, secondo Pinker, crescono più “maschiacci”, con più interesse per i camion che per le bambole, migliori abilità spaziali e, da adulte, più attrazione verso altre donne.
Il nucleo dell’indizio ha retto bene. La preferenza per giochi tipicamente maschili è uno dei risultati più replicati, confermato da una meta-analisi recente insieme a una minore identificazione con il genere femminile e a un minore interesse eterosessuale [Kung et al. 2024]. Il quadro complessivo: effetti ampi sugli interessi, moderati sulle abilità spaziali, piccoli sull’identità di genere [Berenbaum & Beltz 2021].
Sulle abilità spaziali i risultati non sono uniformi: una meta-analisi trova un vantaggio complessivo delle ragazze con CAH [Puts et al. 2008], mentre uno studio successivo lo trova nei compiti di mira ma non nella rotazione mentale [Wong et al. 2013].7
Lo stesso studio mostra che i genitori incoraggiano di più il gioco “da maschio” nelle figlie con CAH; gli autori lo interpretano soprattutto come una risposta alle preferenze delle bambine, ma potrebbe anche amplificarle: un’interazione tra biologia e socializzazione, non un’alternativa.
La critica più sistematica viene da Rebecca Jordan-Young [Jordan-Young 2010]: le bambine con CAH nascono spesso con genitali virilizzati, vengono operate e seguite dai medici per tutta l’infanzia, e i genitori sanno della loro condizione.
Sono obiezioni serie, che però faticano a spiegare perché l’effetto sia così specifico, forte sui giocattoli e debole sull’identità, e perché cresca con la gravità dell’esposizione agli androgeni.
10. Esperimenti di riassegnazione del sesso
Pinker cita uno studio su 25 bambini nati senza pene per un’estrofia cloacale, castrati e cresciuti come femmine: tutti avrebbero mostrato interessi tipicamente maschili, e più della metà si sarebbe dichiarata maschio.
Aggiunge il caso di Bruce Reimer, cresciuto come Brenda su consiglio del sessuologo John Money e presentato per anni come prova che il genere si apprende.
Pinker citava dati preliminari, presentati a un congresso di endocrinologia pediatrica nel 2000. Nella versione pubblicata i bambini sono 16, 14 dei quali cresciuti come femmine: tutti mostravano interessi tipicamente maschili, e 8 dei 14 si sono dichiarati maschi [Reiner & Gearhart 2004]. Un campione più ampio conferma l’ordine di grandezza: dei 60 pazienti con cromosoma Y cresciuti come femmine, 32 hanno dichiarato un’identità maschile [Reiner 2005].
Circa metà, però, non l’ha fatto, e una rassegna conclude, con le parole dell’autore, che i dati sono incompatibili con l’idea che gli ormoni prenatali determinino del tutto l’identità di genere [Meyer-Bahlburg 2005]. Gli effetti degli androgeni appaiono più marcati e coerenti sugli interessi che sull’identità, esattamente come nella CAH. Anche per questo la pratica clinica, che negli anni Settanta e Ottanta tendeva ad assegnare questi bambini al sesso femminile, si è poi spostata verso l’assegnazione al sesso maschile.
Quanto a Bruce Reimer, che da adulto riprese il nome di David, è un caso singolo con molte variabili confondenti, a partire dai trattamenti a cui Money sottopose lui e il fratello gemello durante l’infanzia, che Reimer ricordò come traumatici. E la frase secondo cui oggi sarebbe felicemente sposato è stata purtroppo superata dai fatti: Reimer morì suicida nel 2004, al termine di una vita segnata da molti altri traumi, tra cui la morte del gemello.
11. Sindrome di Turner
Le bambine con sindrome di Turner hanno un solo cromosoma X, ereditato dalla madre o dal padre.
Uno studio del 1997 aveva trovato che quelle con l’X paterno erano più abili socialmente e verbalmente, suggerendo un gene attivo o silenziato a seconda del genitore di provenienza (imprinting) che contribuirebbe alle differenze tra i sessi [Skuse et al. 1997].
È un’ipotesi elegante, ma non è stata replicata in modo coerente. In uno studio più ampio, su 65 bambine, le differenze tra X paterno e materno non erano significative sulle misure sociali, e semmai andavano nella direzione opposta [Lepage et al. 2012]; un’altra ricerca ha invece trovato più evitamento dello sguardo nelle bambine con X materno, in linea con Skuse [Hall et al. 2022]. L’idea di un effetto generale sulle abilità sociali non ha retto; restano possibili effetti più circoscritti.8
12. Trattamento da parte dei genitori
Contrariamente all’opinione comune, scrive Pinker, i genitori non trattano figli e figlie in modo molto diverso [Lytton & Romney 1991], e una meta-analisi successiva conferma il quadro, con un effetto trascurabile [Endendijk et al. 2016].9
Le cautele sono tre.
L’unica differenza consistente trovata da Lytton e Romney, cioè l’incoraggiamento di giochi tipici del proprio sesso, riguarda proprio l’ambito in cui le differenze tra bambini sono più ampie; Pinker la riduce allo scoraggiamento delle bambole nei maschi.
Poi, Pinker scrive che un bambino con due madri si comporterebbe da maschio esattamente come uno con madre e padre, senza però citare uno studio specifico su queste famiglie; uno studio su 126 coppie adottive ha trovato invece, sulla base di quanto riferito dai genitori, che i figli di coppie dello stesso sesso giocano in modo meno stereotipato, e quelli di coppie di madri in modo meno “maschile” [Goldberg et al. 2012].
Infine, l’indizio smentisce l’idea che le differenze nascano dai genitori, non quella che nascano dai coetanei, dai media o dall’autosocializzazione dei bambini, che una volta capito di essere maschi o femmine cercano di comportarsi “come si deve”. Ed è una distinzione che Pinker conosce bene: nel capitolo successivo difende la tesi di Judith Rich Harris sul peso preponderante del gruppo dei pari rispetto ai genitori.
Il bilancio
La conclusione di Pinker, cioè che la differenza tra i sessi non si esaurisce nei genitali, sopravvive; ma poggia su delle fondamenta in parte diverse da quelle che lui indicava.
Quasi nessun indizio crolla del tutto, e quasi nessuno regge esattamente nella forma in cui Pinker lo presentava. Per questo, più che un verdetto unico, conviene distinguere tra il dato osservato e l’interpretazione che Pinker ne dava.
| Indizio | Il dato | L’interpretazione di Pinker |
|---|---|---|
| 1. Universali culturali | Regolarità ampie, ma di forma e intensità variabili | L’origine innata non segue: compatibile anche con modello biosociale |
| 2. Investimento parentale | Confermato nel regno animale | Predice la direzione delle differenze umane, non l’entità |
| 3. Altre specie | Vantaggio maschile nella navigazione in molte specie | Legame con l’ampiezza del territorio non sostenuto |
| 4. Cromosoma Y e DNA mitocondriale | Asimmetria reale | In parte traccia di organizzazione sociale recente, non solo selezione sessuale antica |
| 5. Meccanismi ormonali | Meccanismo documentato, sostenuto anche dall’insensibilità agli androgeni | Mostra che la biologia può differenziare i cervelli, non quanto lo faccia |
| 6. Anatomia cerebrale | Differenze medie reali, molte legate alla dimensione; alcune smentite | Significato funzionale in gran parte ignoto |
| 7. Testosterone | Effetto causale sul desiderio, debolissimo sull’aggressività | Non sostenuta per aggressività e dominanza |
| 8. Ciclo mestruale | Nessun effetto robusto sulla cognizione; desiderio più alto nel periodo fertile | Non sostenuta per capacità e gusti |
| 9. Iperplasia surrenale congenita | Effetti ampi sugli interessi, minori su abilità e identità | Coerente con un ruolo degli androgeni, con alcuni confondenti |
| 10. Riassegnazioni del sesso | Interessi tipicamente maschili in quasi tutti, identità maschile in circa metà | Gli ormoni contano, ma non determinano da soli l’identità |
| 11. Sindrome di Turner | Risultati contrastanti | Effetto generale dell’imprinting non confermato |
| 12. Trattamento da parte dei genitori | Differenze piccole, tranne sui giochi | Dice poco su coetanei, media e autosocializzazione |
Hanno retto soprattutto i dati sugli interessi e sul comportamento, osservati su campioni ampi o in esperimenti naturali difficili da spiegare con la sola educazione.
Sono caduti o si sono ridimensionati, invece, quasi tutti i collegamenti precisi tra cervello, ormoni e abilità, cioè le affermazioni basate su studi piccoli e “spettacolari”, le più esposte alla crisi di replicabilità.
Conclusioni
Pinker rimprovera ai gender feminists di credere a ciò che conviene loro, ed è un rimprovero spesso fondato. Anche lui, però, non ne è del tutto immune: respinge Gilligan perché “molti studi” non l’hanno confermata, mentre accetta senza riserve studi singoli come quello sulla sindrome di Turner.
Resta da capire quanto sia diffusa la posizione che critica, e la risposta dipende molto da dove si guarda.
Tra chi studia cervello e ormoni, anche le voci più critiche, come Fine o Jordan-Young, contestano la qualità di studi specifici più che l’idea che la biologia conti.
Nella sociologia del genere, invece, il quadro è più vicino alla sua descrizione di quanto io stessa mi aspettassi.
Ad esempio, in un sondaggio tra 155 sociologi teorici solo il 43% riteneva almeno plausibile che le differenze tra uomini e donne in abilità come la comunicazione e l’orientamento spaziale avessero una componente biologica, e l’apertura calava proprio sulle domande che riguardavano le differenze tra i sessi; chi adottava una prospettiva femminista era il più scettico [Horowitz et al. 2014].
Sulla stessa linea, un’analisi dei manuali universitari di “sesso e genere” ha trovato in tutti quelli che trattavano la psicologia evolutiva almeno un errore nel presentarla, spesso una caricatura deterministica [Winegard et al. 2014]. Sono dati parziali (un solo paese, un tasso di risposta basso), ma suggeriscono che il bersaglio di Pinker fosse tutt’altro che un fantoccio.
Nulla di tutto questo intacca la tesi centrale del capitolo, che anzi ne esce rafforzata. Proprio perché le prove sulle differenze tra i sessi sono solide in alcuni punti, fragili in altri e in continua revisione, sarebbe un errore far dipendere da esse l’uguaglianza. Se l’avessimo legata al “ciclo che cambia le capacità” o al “corpo calloso femminile”, oggi dovremmo rivederla; legata a un principio morale, non ha nulla da temere dal prossimo studio.
Che la mente umana sia una tabula rasa o una struttura modellata dalla biologia, il diritto di uomini e donne a essere trattati da pari non aspetta il verdetto della scienza.
Come sempre, non vi chiedo di credermi sulla parola: le fonti sono qui sotto, e se trovate un indizio che ho giudicato con troppa indulgenza o troppa severità, scrivetemelo.
Letture e approfondimenti
- Steven Pinker, The Blank Slate (2002). Il libro da cui tutto parte; il capitolo sul genere è il più citato, ma quello sui figli e sul peso dei coetanei (cap. 19) è altrettanto utile.
- Melissa Hines, Brain Gender (2004). La rassegna di una delle ricercatrici più rigorose sugli ormoni prenatali: difende un contributo biologico reale, senza determinismo.
- Cordelia Fine, Delusions of Gender (2010) e Testosterone Rex (2017). Critiche puntuali e spesso divertenti agli studi deboli sul “cervello maschile” e sul testosterone; a volte esagera nella direzione opposta.
- Rebecca Jordan-Young, Brain Storm (2010). La critica più sistematica alla teoria dell’organizzazione ormonale del cervello, compresi gli studi sulla CAH.
- Gina Rippon, The Gendered Brain (2019). La posizione “plasticista” delle neuroscienze, utile da leggere accanto a Hines.
- Alice Eagly e Wendy Wood, sul modello biosociale: la più solida alternativa accademica alla lettura evoluzionista delle differenze.
- Christina Hoff Sommers, Who Stole Feminism? (1994). Da qui Pinker prende la distinzione tra equity feminism e gender feminism.
- Richard Reeves, Of Boys and Men (2022). Un capitolo è dedicato proprio a come tenere insieme differenze biologiche e politiche di parità, con uno sguardo attento ai problemi maschili.
- Julia Galef, The Scout Mindset (2021). Non parla di genere, ma è il metodo con cui ho provato a leggere Pinker.
Bibliografia
[Arslan et al. 2021] R.C. Arslan, K.M. Schilling, T.M. Gerlach, L. Penke, Using 26,000 diary entries to show ovulatory changes in sexual desire and behavior, Journal of Personality and Social Psychology, 2021: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/30148371/ ^
[Berenbaum & Beltz 2021] S.A. Berenbaum, A.M. Beltz, Evidence and Implications From a Natural Experiment of Prenatal Androgen Effects on Gendered Behavior, Current Directions in Psychological Science, 2021: https://journals.sagepub.com/doi/10.1177/0963721421998341 ^
[Bishop & Wahlsten 1997] K.M. Bishop, D. Wahlsten, Sex differences in the human corpus callosum: myth or reality?, Neuroscience & Biobehavioral Reviews, 1997: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/9353793/ ^
[Björlin Avdic 2023] Hanna Björlin Avdic, tesi dottorale (raccolta di studi) sulla sindrome di Turner, Karolinska Institutet, 2023: https://openarchive.ki.se/xmlui/handle/10616/48851
[Byne et al. 2001] W. Byne, S. Tobet, L.A. Mattiace et al., The interstitial nuclei of the human anterior hypothalamus: an investigation of variation with sex, sexual orientation, and HIV status, Hormones and Behavior, 2001: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/11534967/ ^
[Clint et al. 2012] E.K. Clint, E. Sober, T. Garland, J.S. Rhodes, Male superiority in spatial navigation: adaptation or side effect?, The Quarterly Review of Biology, 2012: https://www.journals.uchicago.edu/doi/10.1086/668168 ^
[Eliot et al. 2021] L. Eliot, A. Ahmed, H. Khan, J. Patel, Dump the “dimorphism”: Comprehensive synthesis of human brain studies reveals few male-female differences beyond size, Neuroscience & Biobehavioral Reviews, 2021: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/33621637/ ^
[Endendijk et al. 2016] J.J. Endendijk, M.G. Groeneveld, M.J. Bakermans-Kranenburg, J. Mesman, Gender-Differentiated Parenting Revisited: Meta-Analysis Reveals Very Few Differences in Parental Control of Boys and Girls, PLOS ONE, 2016: https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC4945059/ ^
[Falk & Hermle 2018] A. Falk, J. Hermle, Relationship of gender differences in preferences to economic development and gender equality, Science, 2018: https://www.iza.org/publications/dp12059 ^
[Gauvrit & Ramus 2014] N. Gauvrit, F. Ramus, La méthode Vidal, Science et pseudo-sciences n. 309, 2014 (in francese; qui la traduzione italiana): http://www.lscp.net/persons/ramus/docs/MethodeVidal.pdf ^
[Geniole et al. 2020] S.N. Geniole, B.M. Bird, J.S. McVittie, R.B. Purcell, J. Archer, J.M. Carré, Is testosterone linked to human aggression? A meta-analytic examination, Hormones and Behavior, 2020: https://clok.uclan.ac.uk/33858 ^
[Goldberg et al. 2012] A.E. Goldberg, D.A. Kashy, J.Z. Smith, Gender-typed play behavior in early childhood: adopted children with lesbian, gay, and heterosexual parents, Sex Roles, 2012: https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC3572788/ ^
[Hall et al. 2022] S.S. Hall, M.J. Riley, R.N. Weston et al., Effects of X Chromosome Monosomy and Genomic Imprinting on Observational Markers of Social Anxiety in Prepubertal Girls with Turner Syndrome, Journal of Autism and Developmental Disorders, 2022: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/33751331/ ^
[Hassett et al. 2008] J.M. Hassett, E.R. Siebert, K. Wallen, Sex differences in rhesus monkey toy preferences parallel those of children, Hormones and Behavior, 2008: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/18452921/ ^
[Hines & Kaufman 1994] M. Hines, F.R. Kaufman, Androgen and the development of human sex-typical behavior: rough-and-tumble play and sex of preferred playmates in children with congenital adrenal hyperplasia (CAH), Child Development, 1994: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/7956464/
[Hirnstein & Hausmann 2021] M. Hirnstein, M. Hausmann, Sex/gender differences in the brain are not trivial, Neuroscience & Biobehavioral Reviews, 2021: https://durham-repository.worktribe.com/OutputFile/1241670 ^
[Horowitz et al. 2014] M. Horowitz, W. Yaworsky, K. Kickham, Whither the Blank Slate? A Report on the Reception of Evolutionary Biological Ideas among Sociological Theorists, Sociological Spectrum, 2014: https://www.tandfonline.com/doi/abs/10.1080/02732173.2014.947451 ^
[Hults et al. 2024] C.M. Hults, R.C. Francis, E.K. Clint, W. Smith, E.R. Sober, T. Garland, J.S. Rhodes, Still little evidence sex differences in spatial navigation are evolutionary adaptations, Royal Society Open Science, 2024: https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC10791541/ ^
[Hyde 2005] Janet Shibley Hyde, The gender similarities hypothesis, American Psychologist, 2005: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/16173891/ ^
[Jaffee & Hyde 2000] S. Jaffee, J.S. Hyde, Gender differences in moral orientation: a meta-analysis, Psychological Bulletin, 2000: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/10989620/ ^
[Janicke et al. 2016] T. Janicke, I.K. Häderer, M.J. Lajeunesse, N. Anthes, Darwinian sex roles confirmed across the animal kingdom, Science Advances, 2016: https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC4758741/ ^
[Jang et al. 2025] D. Jang, J. Zhang, H.A. Elfenbein, Menstrual cycle effects on cognitive performance: A meta-analysis, PLOS ONE, 2025: https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC11913300/ ^
[Jones et al. 2018] B.C. Jones, A.C. Hahn, C.I. Fisher et al., No compelling evidence that preferences for facial masculinity track changes in women’s hormonal status, Psychological Science, 2018: https://strathprints.strath.ac.uk/72690 ^
[Jordan-Young 2010] Rebecca M. Jordan-Young, Brain Storm: The Flaws in the Science of Sex Differences, Harvard University Press, 2010: https://www.hup.harvard.edu/books/9780674063518 ^
[Karmin et al. 2015] M. Karmin, L. Saag, M. Vicente et al., A recent bottleneck of Y chromosome diversity coincides with a global change in culture, Genome Research, 2015: https://genome.cshlp.org/content/25/4/459 ^
[Kung et al. 2024] K.T.F. Kung, K. Louie, D. Spencer, M. Hines, Prenatal androgen exposure and sex-typical play behaviour: A meta-analysis of classic congenital adrenal hyperplasia studies, Neuroscience & Biobehavioral Reviews, 2024: https://doi.org/10.1016/j.neubiorev.2024.105616 ^
[Lepage et al. 2012] J.-F. Lepage, D.S. Hong, J. Hallmayer, A.L. Reiss, Genomic imprinting effects on cognitive and social abilities in prepubertal girls with Turner syndrome, The Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism, 2012: https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC3319213/ ^
[Lytton & Romney 1991] H. Lytton, D.M. Romney, Parents’ differential socialization of boys and girls: A meta-analysis, Psychological Bulletin, 1991: https://doi.org/10.1037/0033-2909.109.2.267 ^
[Maguire et al. 2000] E.A. Maguire, D.G. Gadian, I.S. Johnsrude, C.D. Good, J. Ashburner, R.S.J. Frackowiak, C.D. Frith, Navigation-related structural change in the hippocampi of taxi drivers, Proceedings of the National Academy of Sciences, 2000: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/10716738/ ^
[Meyer-Bahlburg 2005] Heino F. L. Meyer-Bahlburg, Gender identity outcome in female-raised 46,XY persons with penile agenesis, cloacal exstrophy of the bladder, or penile ablation, Archives of Sexual Behavior, 2005: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/16010465/ ^
[Pinker 2002] Steven Pinker, The Blank Slate: The Modern Denial of Human Nature, Viking, 2002, cap. 18: https://www.goodreads.com/book/show/5752.The_Blank_Slate ^
[Puts et al. 2008] D.A. Puts, M.A. McDaniel, C.L. Jordan, S.M. Breedlove, Spatial ability and prenatal androgens: meta-analyses of congenital adrenal hyperplasia and digit ratio (2D:4D) studies, Archives of Sexual Behavior, 2008: https://pure.psu.edu/en/publications/spatial-ability-and-prenatal-androgens-meta-analyses-of-congenita/ ^
[Reiner 2005] William G. Reiner, Gender identity and sex-of-rearing in children with disorders of sexual differentiation, Journal of Pediatric Endocrinology and Metabolism, 2005: https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC1421518/ ^
[Reiner & Gearhart 2004] W.G. Reiner, J.P. Gearhart, Discordant sexual identity in some genetic males with cloacal exstrophy assigned to female sex at birth, New England Journal of Medicine, 2004: https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC1421517/ ^
[Richardson et al. 2020] S.S. Richardson, M.W. Reiches, J. Bruch, M. Boulicault, N.E. Noll, H. Shattuck-Heidorn, Is There a Gender-Equality Paradox in Science, Technology, Engineering, and Math (STEM)? Commentary on the Study by Stoet and Geary, Psychological Science, 2020: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/32043923/ ^
[Ryali et al. 2024] S. Ryali, Y. Zhang, C. de los Angeles, K. Supekar, V. Menon, Deep learning models reveal replicable, generalizable, and behaviorally relevant sex differences in human functional brain organization, Proceedings of the National Academy of Sciences, 2024: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/38377194/ ^
[Skuse et al. 1997] D.H. Skuse, R.S. James, D.V.M. Bishop et al., Evidence from Turner’s syndrome of an imprinted X-linked locus affecting cognitive function, Nature, 1997: https://ora.ox.ac.uk/objects/uuid:b45819a1-50b2-41aa-957c-e1f54736b335 ^
[Stoet & Geary 2018] G. Stoet, D.C. Geary, The Gender-Equality Paradox in Science, Technology, Engineering, and Mathematics Education, Psychological Science, 2018: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/29442575/ ^
[Su et al. 2009] R. Su, J. Rounds, P.I. Armstrong, Men and things, women and people: a meta-analysis of sex differences in interests, Psychological Bulletin, 2009: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/19883140/ ^
[Wai et al. 2010] J. Wai, M. Cacchio, M. Putallaz, M.C. Makel, Sex differences in the right tail of cognitive abilities: A 30 year examination, Intelligence, 2010: https://scholars.duke.edu/publication/725608 ^
[Winegard et al. 2014] B.M. Winegard, B.M. Winegard, R.O. Deaner, Misrepresentations of Evolutionary Psychology in Sex and Gender Textbooks, Evolutionary Psychology, 2014: https://journals.sagepub.com/doi/10.1177/147470491401200301 ^
[Wong et al. 2013] W.I. Wong, V. Pasterski, P.C. Hindmarsh, M.E. Geffner, M. Hines, Are there parental socialization effects on the sex-typed behavior of individuals with congenital adrenal hyperplasia?, Archives of Sexual Behavior, 2013: https://doi.org/10.1007/s10508-012-9997-4 ^
[Wood & Eagly 2002] W. Wood, A.H. Eagly, A cross-cultural analysis of the behavior of women and men, Psychological Bulletin, 2002: https://hraf.yale.edu/ehc/documents/447 ^
[Zeng et al. 2018] T.C. Zeng, A.J. Aw, M.W. Feldman, Cultural hitchhiking and competition between patrilineal kin groups explain the post-Neolithic Y-chromosome bottleneck, Nature Communications, 2018: https://www.nature.com/articles/s41467-018-04375-6 ^
Note
Footnotes
-
Le soglie di Cohen sono convenzioni, non leggi: un effetto “piccolo” può avere conseguenze grandi se riguarda milioni di persone o se si guarda alle code della distribuzione. Le percentuali nel testo sono la cosiddetta probabilità di superiorità, cioè la probabilità che una persona estratta a caso da un gruppo superi una estratta a caso dall’altro; assumono distribuzioni normali con la stessa varianza, e servono solo a dare un’idea dell’ordine di grandezza. ↩
-
Il problema è noto come reference group effect: quando si risponde a un questionario ci si valuta rispetto alle persone che si hanno intorno, e non rispetto a uno standard assoluto. Confrontare le risposte tra paesi molto diversi può quindi produrre differenze, o paradossi, che dipendono in parte dal metro di paragone. Il risultato di Falk e Hermle resta comunque coerente con dati simili sulla personalità. ↩
-
L’aggiornamento aggiunge dieci specie e dati su popolazioni umane di cacciatori-raccoglitori e agricoltori di sussistenza, senza trovare una relazione tra ampiezza del territorio e vantaggio maschile nella navigazione. Gli autori concludono che le differenze sono più probabilmente dovute all’esperienza o a effetti collaterali non selezionati della biologia. ↩
-
C’è anche un’altra cautela: il modello di Ryali e colleghi lavora sull’attività del cervello, che riflette anche l’esperienza. Poter classificare un cervello come maschile o femminile, quindi, non vuol dire che esistano due tipi di cervello distinti (dimorfismo), né che le differenze individuate siano innate. ↩
-
Nel dettaglio: r = 0,05 con i livelli di base, 0,07 negli uomini e nullo nelle donne; per il testosterone somministrato sperimentalmente, r = 0,05 con un intervallo di confidenza che include lo zero. Pinker citava anche i livelli più alti nei criminali violenti rispetto a quelli non violenti, e negli avvocati penalisti rispetto a chi lavora in ufficio: dati di singoli studi su campioni piccoli. ↩
-
Lo studio di Jones e colleghi ha seguito 584 donne nel tempo. Quello di Arslan e colleghi, preregistrato, si basa su oltre 26.000 annotazioni di diario, e rileva l’aumento del desiderio sia verso il partner sia verso altri uomini, usando come confronto le donne che assumono contraccettivi ormonali, che hanno le mestruazioni ma non ovulano. ↩
-
Anche sul gioco turbolento, citato da Pinker, i risultati sono misti: uno studio [Hines & Kaufman 1994] non ha trovato differenze tra bambine con e senza CAH, mentre lavori successivi hanno rilevato una preferenza per stili di gioco più vigorosi. ↩
-
Lo studio originale, pubblicato su Nature, riguardava 80 bambine. Lo studio del 2012 ha trovato una sola differenza significativa, in un indice di ragionamento percettivo, e ha concluso che il profilo socio-cognitivo della sindrome non dipende dall’origine del cromosoma X; la tesi del Karolinska Institutet [Björlin Avdic 2023] non ha trovato differenze legate all’X paterno o materno. ↩
-
La rassegna di Lytton e Romney comprende 172 studi e circa 28.000 bambini, e trova calore, disciplina e incoraggiamento simili per entrambi i sessi. Quella di Endendijk e colleghi comprende 126 studi osservazionali e oltre 15.000 famiglie: i genitori sono appena più controllanti con i maschi (d = 0,08). ↩